Attraverso lo Specchio

Avventure di due viaggiatori erranti nel regno di Oz

Argomento ‘Diario di viaggio

Sydney Festival 2011

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…anche questa è Australia… concerto e balletto all’aperto gratis per il Sydney Festival, picnic, bicchiere di vino e un mare di gente!


Buon inverno, alla prossima!

Cazza la randa!

Anche questa è Australia, anzi: nel dettaglio è Sydney!

Vai una mattina dal dottore a fare una visita, e il giorno dopo ti trovi sulla sua barca a vela… una ventina di metri,  a spanne!

L’harbour -che ci piace considerare una specie di fiordo- di Sydney è probabilmente tra i porti naturali più belli del mondo, e come conseguenza una delle cose più popolari nei weekend di sole, è farsi un giro in barca! Si tratta di un pezzetto di mare così chiuso che anche se soffrite il mal di mare come me l’unico momento di noia è quando vi sorpassa un qualche “ferry”, i bus d’acqua che portano in giro pendolari e turisti!

Molto ma molto carino, specialmente sotto Natale quando si da il via alla gare di vela “Sydney to Hobart”, Hobart è la capitale della Tasmania, poco a sud di Melbourne, e molto distante da qualunque cosa vi venga in mente quando pensate “Australia”!!

Ma di quella parleremo a tempo debito! A presto!

Ps. Siamo pieni di buoni propositi e questa era una di quelle cose che Deb ha nominato nel post di Natale. Un passo alla volta…

Aoteaora – New Zealand

Nuova Zelanda signori, nel caso vi foste persi la scorsa puntata! E -per inciso- in quel caso vi suggerisco di recuperarla perché c’è dell’interessante!!

Innanzitutto siamo andati laggiù perché volevamo finalizzare il nostro visto per diventare residenti permanenti di questo pazzo mondo australe, non avevamo molta scelta, e comunque volevamo andarci prima o poi, quindi ecco qui: detto, fatto!

Aotearoa, per i più curiosi, è una parola Maori, che significa “isola della grande nuvola bianca”. Originariamente era riferito all’isola del Nord, poi è andata a finire che gli ha preso la mano ed ora ci chiamano tutto il Paese. Noi però siamo stati solo nell’isola del Sud, quella più spettacolare, con i fiordi, le montagne, i laghi e tutto il resto. Non ricordiamo come si chiamasse in Maori, ma stando alla nostra esperienza “isola della grande-grande nuvola grigia-tendente-al-nero” potrebbe essere appropriato!

Poi ci hanno detto… “that’s New Zealand, baby!” …che vuoi farci!
Abbiamo una serie meravigliosa di fotografie da mostrarvi però…  cominciamo subito dal Mount Cook, in un raro momento di cielo azzurro!

E poiché -come dicevamo nel post precedente- i kiwi son gente pazza, andare nella loro terra significa anche adattarsi ai loro usi e costumi, quindi abbiamo deciso di fare del rafting… foto? Siete impazziti! Buttare via la nostra macchinetta adorata a forza di schizzi e immersioni non era nei programmi: pazzi sì, ma con giudizio!!
Sapete, in questa terra grande esattamente metà Italia, ci vivono circa 1 milione di persone, e così capita di trovarsi di fronte a situazioni improbabili! Volete qualche esempio, eh?!
Allora eccoci qui… viè mai capitato in giro su una statale con limiti di velocità da 100km/h, di vedere tutt’a un tratto un cartello che vi informa dell’approssimarsi di un ponte a senso unico alternato?

...e questo è nulla, confronto a quello in cui passavano anche i treni e le biciclette... tutto nella stessa corsia!

E di fare 300km per girare intorno a un lago perché nessuno si è mai messo a fare la strada che gira intorno a una collinetta da 30km?

E di non poter visitare che una frazione di uno dei posti potenzialmente più meravigliosi della terra perché non ci sono ancora strade, imbarcazioni, o altri mezzi in generale che permettano un itinerario turistico altro che “cammina”? Per giorni, settimane…!!

Ecco, la Nuova Zelanda è tutto questo: un posto meraviglioso perché ancora non sono arrivati bipedi a rovinarlo, un posto tra i più incontaminati, eppure raggiungibile, un posto dove vedere una montagna può sorprendere non tanto per la montagna -bellissima- in sé e per sé, ma perché ovunque l’occhio deciderà di spaziare, non troverà traccia di una costruzione, una strada, un palo della luce, nulla!

E allora, se un giorno decideste di andare in questa terra, andateci pronti a viverla per quello che è: una terra da godere in solitudine. Svegliatevi all’alba e fate le escursioni quando ancora tutti dormono, ascoltate il silenzio del vento tra la foresta pluviale, la neve che si stacca dalle cime, i kea che gracchiano, e il vostro respiro che si affanna un pochetto! Però, credeteci sulla parola, i kiwi -non i frutti, né i neozelandesi umani- non datevi la pena di cercarli! Sono animali notturni, bestiole fragili grandi più o meno come polli, forse meno facili da trovare dei troll in Norvegia, tanto vale lasciar stare! Andate a cercarli negli zoo se proprio volete, oppure godetevi questo filmatino adorabile, che già postammo tanto tempo fa!!

Ciaooooo!!!!

Adrenalin Forest!

 

Cos’è questo?! La mappa dei percorsi della Adrenalin Forest di Christchurch, New Zealand!

Dovete sapere che i NeoZelandesi -”kiwi” per gli amici- sono dei pazzi scatenati in cerca di follie da compiere, tanto che la ridente cittadella di Quenstown è considerata talvolta una specie di capitale mondiale degli sport estremi: dal paracadutismo, al bungee jumping, al rafting, e via così!
Come ciliegina sulla torta, abbiamo trovato questa foresta attrezzata a giardini ricreativi per giovani aspiranti Tarzan! Non avendo molto altro in programma per il pomeriggio abbiamo deciso di avventurarci… purtroppo abbiamo poche foto, ma sono a vostra disposizione… cliccate per vederle in grande e capire…!

…e poi arriviamo noi…

Questa è la parte facile naturalmente, la parte difficile la potete cercare nel loro sito… http://www.adrenalin-forest.co.nz/

Ora prima di chiudere ho una domanda per voi: quante delle vostre mamme a 8 anni vi avrebbero mandati senza supervisione a camminare su delle funi a 7m dal suolo?! Beh, le mamme neozelandesi non solo mandano i pargoli, ma oltre tutto spronano anche i più insicuri a non fare la figura dei fifoni… sono solo 7 metri in fondo!!

Per tutto quello che avete sempre voluto sapere e non avete mai osato chiedere sulla terra dei kiwi, state tonnati che torneremo presto con un mare di foto e racconti!!

Vi salutiamo con quest’ultima foto… non siamo noi, perfortunapurtroppo!!!

 

Beh eccoci qui… dopo un anno in cui Fantozzi sarebbe sinceramente passato per un principiante, un anno in cui Murphy è stato citato come mai prima d’ora e tutte le sue leggi sono ormai parte del nostro DNA. La vita è buffa, ma alle volte ha anche un senso dell’umorismo un po’ del cavolo e a questo noi comunque brindiamo: che il nuovo anno ci porti cose belle, persone nuove, avventure e qualche sorpresa, perchè no… ma solo di quelle buone, per il resto abbiamo già dato!

Così mentre voi siete tutti sommersi dalla neve, noi qui si gioisce di un bel 30° anche se con previsione pioggia per il giorno di Natale. Caro 2009, non mi sarei aspettata niente di meglio da te!

E mentre la cena Thai della vigilia si prepara un pochino alla volta, mentre Fabri è di la che ronfa perché il jet leg alla fine è una brutta bestia, io son qui che scrivo… cercando di fare il punto della situazione, più che di quest’anno, del prossimo. Ecco, quindi, alcune delle cosine che mi aspetto e che non vedo l’ora di vivere. La Nuova Zelanda con tutti i suoi ghiacciai, un corso di arti marziali perchè alla fine dare calci nel sedere a chi se li merita da una gran soddisfazione ma bisogna saperli dare bene, vedere il Marocco con papi e susi, l’ultima stagione di Lost, tornare a fare un corso di francese e parlarlo più che si può, lavorare per qualcuno che apprezzi quello che faccio (utopia, I know!), cambiare casa e magari trovarne una con un balcone, non lontana dal mare dove ci sia spazio per un BBQ, provare almeno un ristorante buono al mese e farvelo sapere, andare in barca a vela con quel signore tanto gentile che si è offerto di insegnarmi, spedire Fabri a fare parapendio più spesso e magari anche a Bali!, vedere gli U2 se mai si decidessero a tornare da queste parti, mangiare tanto di quel gelato spettacoloso in via Castelvetro, vivere tutti voi il più possibile durante la nostra vacanza la prossima estate, ridere ridere ridere.

Mi sembra fattibile…

Ora Fabri si è svegliato e sta preparando gli involtini thaimavera, la mia passionfuit cheesecake è in frigo e i 30° di due ore fa stanno lasciando spazio e un bel temporale. Neve non c’è speranza, ma un po’ di pioggia magari può farci sentire più vicini?!

Antipasti andati, ci si appresta al primo… è una cena lunga e ben distesa e vogliamo godercela tutta!

Vi mando un abbraccio enorme, ovunque siete, chiunque siate… spero tanto e che i vostri desideri del nuovo decennio si avverino, tutti tutti!

Deb (& Fabri alle prese con il Wok!)

Rosso

È capitato un po’ a tutti di svegliarci una mattina verso le 6 e qualcosa e pensare… oibò, oggi il cielo mi pare rosso!

La risposta più naturale probabilmente è quella di alzarsi, prendere la macchina fotografica, aprire la finestra e… iniziare a tossire!

Poi probabilmente avrete trovato il tavolo coperto di un sottile strato di terra percettibile solo al tatto, e avete acceso la tv per sentire il telegiornale che raccontava di una tempesta di polvere abbatutasi sulla città nottetempo… e immagini di gente che va a lavoro con la sciarpa sul naso,macchine intasate nel traffico, e cronisti con la voce rauca…

Non vi è mai capitato?!! Uhm… volete dirci che davvero non siete mai stati a Sydney il 23 Settembre del 2009?! No, perché altrimenti sapreste di cosa parliamo…

È stata solo una giornata di ordinaria follia nel regno di Sydney, appena usciti per andare a lavoro ce ne siamo accorti meglio di quanto qualsiasi telegiornale potesse raccontare!

…macchine coperte di rosso, la terra nel naso e fin giù nella gola e quel fastidio ruvido sul palato… niente autobus naturamlente, ospedali invasi dagli asmatici, incidenti d’auto -perché qui c’è anche chi non aveva mai visto la nebbia prima- e naturalmente il tg che ripeteva con un pochino di amore per il dramma di “non fare esercizio outdoor…” come se per andare in ufficio ci fossero tutte le alternative del mondo!
In un giorno così alle volte mi consola sapere che non è solo il belpaese a fare tilt… quindi diciamo solo che molta gente non ha avuto molta scelta, ed ha finito per …beh, godersi una bella passeggiata all’aria aperta!!

Queste foto non sono ritoccate, è semplicemente così che la città appariva dall’alba fino a circa le 7am. Pensavamo un po’ tutti che ci avessero teletrasportati in mezzo all’Outback nottetempo, ma poi  nel corso della giornata le cose sono andate a migliorare sempre più, e così già il mattino seguente ci siamo svegliati con la consolante certezza che la città fosse stata rimessa al suo posto: in riva ad un meraviglioso oceano, con cielo azzurro,  uno degli harbour più belli del mondo, palme lussureggianti ed un meraviglioso tepore primaverile da 23°C!

Vi lasciamo con una foto di periferia che ci pareva più bella di altre! Alla prossima!!

The book is on the table

Ve la ricordate la prima lezione d’Inglese? Ah… “the book is on the table”, “what’s your name?”, “I like cars” e roba del genere… fantastico!

Ebbene, chi lo avrebbe mai detto che con tutta probabilità quella è anche una lezione di inglese per inglesi? Con qualche differenza… ad esempio che agli inglesi lasciano la libertà di scrivere in termini fonetici perché altrimenti è troppo difficile… roba tipo “da buk is on da table” “uot’s ur name?” “I like cars” (beh, questo non cambia!).

Ma che c’entra tutto questo con noi, è più che lecito chiedersi?!

Beh, mi presento: sono Fabrizio, e studio “Business Administration” a Sydney… ovvero, sono a tutti gli effetti uno studente Australiano!!!!
Sono certo che questa esperienza mi lascerà dosi infinite di saggezza tatuate nell’animo, ma per ora c’è solo molto di cui ridere e deridere, e perché non rendere partecipe anche mezza italia?!

Cominciamo dall’inizio dunque: perché?! Semplice: qualunque cittadino europeo (e non solo) di qualsiasi età che volesse migrare in Australia ha una via molto molto semplice e spregevole per farlo: pagare una scuola che dica “sì, sto tipo studia qui”, e nel giro di una settimana o due l’Australia rilascia un visto di durata variabile (2 anni nel mio caso) per venire in questo pazzo paese a testa sotto, studiare (oddio, studiare… ne parliamo dopo di questo!), e lavorare part time -cosa che di solito paga molto più di quanto ci si aspetta, al punto che stringendo un po’ noi anni fa per alcuni mesi siamo riusciti a campare in due con un solo lavoro part-time e l’affitto da pagare!

Ma non ho risposto alla domanda: perché?! Beh, visto quanto raccontato in “Noi e Ganesha“, ci trovavamo senza visto, e in qualche modo dovevamo pur tamponare questi pochi mesi mentre aspettiamo che si sistemino un paio di cose… detto fatto: sono diventato uno studente! …beh, diciamo… ehm… uno scolaro: facciamo così!

Seguo un corso post diploma, che se dovessi completare come da programma in due anni (non lo farò, niente paura!), mi darebbe diritto a una specie di diploma pre-universitario in Marketing riconosciuto a livello nazionale che probabilmente potrei fare riconoscere anche in Europa.

A parziale  discolpa del sistema scolastico Australiano, diciamo che questa scuola è un po’ una farsa: è praticamente fatta apposta per immigranti che vogliono un visto. Ciò non di meno, i diplomi che rilascia sono validi, quindi probabilmente stanno entro le norme dettate da un qualche ministero o saddio cosa!

E quindi, fiato alle trombe, cosa si studia in un corso post-diploma in Australia?! Tante cose, ma per ora io ho avuto il piacere di seguire 3 corsi.

  1. 4 ore alla settimana e per 9 settimane, imparo a… Battere a Macchina! Yes Sir! L’obiettivo dichiarato è di raggiungere 20 parole al minuto. Parole inglesi: corte! 3 secondi l’una. Fatevi un favore se state per fare il test: legatevi insieme il medio l’anulare e il mignolo di ogni mano, altrimenti è come sfidare a scacchi il vostro yorkshire!
  2. 4 ore alla settimana e per 9 settimane, seguo un corso che mi vale ben 2 moduli, mica bruscolini! Devo fare 13 moduli in 8 mesi, per la cronaca. Qui imparo a tenere una agenda di appuntamenti per -ad esempio- un dentista. E non solo! Imparo anche a chiedermi “Cosa voglio diventare da grande”, “Cosa non so fare per diventare quella roba lì”, e “Come posso imparare”… poi non imparo a rispondermi, ma si sa che le risposte sono per gli sciocchi: ai saggi interessano le domande!
  3. Qui esageriamo: 8 ore alla settimana e per le solite 9 settimane! Il corso in questione si pone l’obiettivo di farmi imparare niente poco di meno che a scrivere una paginetta di word su un argomento scelto dall’insegnante, e poi impaginarla come se dovesse andare su una brochure. Penserete che l’argomento è “Il marketing polidimensionale nell’era di internet, verso la domotica del futuro” (sì, mi sono mangiato il garzanti, e mi è rimasto pure un po’ sullo stomaco!), ma invece no, si tratta di fingere di intervistare uno studente della mia scuola sul perché ha scelto la mia scuola. Penserete anche che il professore sia un laureato di Harvard in Inglese arcaico e pretende che come minimo uno usi 300 parole in disuso o di etimologia sanscrita, ma invece abbiamo una disponibilissima ragazza di Taiwan con tanto make up e un inglese sgangherato, ma tanto gentile!

Cosa tutto questo abbia a che fare col Marketing mi è ancora ignoto, ma comincio a farmi un’idea di come riescano a farlo passare per “Business Administration”, nel modo almeno in cui la cosa viene intesa qui, che non ha niente a che vedere con amministratori delegati e simili. Si tratta, in sostanza, di fare un po’ di segretariato. Come questo possa essere un prerequisito per fare Marketing -di nuovo- non mi è chiaro!

Insomma, in una frase: avete sempre desiderato una laurea in Marketing ma non amate passare ore sui libri? VENITE IN AUSTRALIA!!!
Conoscerete un mare di gente da mezzo mondo -in particolare Europa, Medio Oriente, e Asia- andrete a fare surf nel weekend, lavorerete qualche ora qui e là, e svilupperete una invidiabile tolleranza alla birra!

Cercate sul web “Australian Student Visa” se siete interessati, e non fatevi spaventare da scritte rosse tipo “dovete frequentare corsi per almeno 20 ore alla settimana”… tutte balle, diciamo pure! E visto che ci siamo, se avete meno di trent’anni, date anche un’occhiata al “Working holiday Visa”… costa meno, potete lavorare a tempo pieno, e non dovrete neppure far finta di essere interessati al marketing!!!

Saluti, alla prossima!!

Noi e Ganesha

Dipinto del XVIII sec. di Ganesha
Inutile fare finta di niente o peggio negare: abbiamo fatto i compiti prima di metterci a scrivere questo post… Ganesh prima d’ora non sapevamo neppure che esistesse!
E per la cronaca, è “colui che toglie o mette ostacoli” lungo la via delle persone.
 Che c’entra Ganesh, dunque?! La divinità elefantina per oggi sarà la nostra metafora dell’assurdo percorso (a ostacoli, neanche a dirlo) che abbiamo dovuto affrontare più o meno dall’inizio del 2009… se mai  in questi mesi vi siete chiesti dove cavolo eravamo finiti, ora è il momento di mettervi comodi in poltrona, assicurarvi una birra gelata, e stare a sentire le esilaranti vicissitudini che ci hanno visti protagonisti!
Tutto ha inizio il 12 di febbraio, durante una infausta mattinata che indubitabilmente doveva anche essere uggiosa, mattinata in cui -surprise surprise- la compagnia per cui lavora Fabri -di cui è meglio non fare il nome che sennò ci fanno causa per diffamazione, tante sono le schifezze che ci sono da dire- ci ha detto che avrebbero chiuso il team  e buona parte dell’ufficio a fine giugno. L’idea è di riaprirlo in Cina, quindi tutti licenziati a fine giugno.
Piccola Nota: Dubitiamo di conoscere molte persone che avrebbero preso la notizia con altrettanta filosofia: in fondo, siamo noi quelli che comprano i detersivi importati dalla Cina al “one dollar shop”, e non possiamo che incolpare noi stessi, per di più quella gente che oggi ci ha ciulato il lavoro, magari ha dei cuginetti -bimbi- che ci hanno cucito insieme le Nike quando avevamo 15 anni, e tutto sommato un lavoro potremmo anche doverglielo.
La diplomazia però non dà da mangiare, e quindi non ci ha tolto la preoccupazione di trovarci in suolo straniero senza visto (dal momento che il nostro visto è legato alla compagnia in questione) e senza un lavoro in un periodo in cui l’economia mondiale fa paura. Per darci ancora più ottimismo, dopo alcune settimane di ricerca è sembrato ovvio che trovare un impiego-ripiego in un momento del genere nella condizione di immigrato era pressoché impossibile, né -nel caso ve lo stiate chiedendo- eravamo in una condizione favorevole per rimpatriare… e qui inizia -a suo modo- il bello della faccenda!
Presi dallo sconforto abbiamo valutato le ipotesi più strampalate, incluso del volontariato in Ghana (abbiamo i contatti, se siete interessati ha il potenziale per essere un’esperienza meravigliosa!), un anno sabbatico in Thailandia, nell’America Latina, o nell’Europa dell’Est, migrare ad Hong Kong, in Giappone, a Shanghai, o -come ultima spiaggia- a Bangaluru, India.
 Siccome al destino manca forse il senso pratico, ma certo non quello dell’umorismo, come i più acuti tra voi staranno pregustando, è andata a finire che la simpatica  quanto innominabile compagnia ha trovato una posizione disponibile per me proprio in India, e questo, neanche a dirlo, un paio di settimane prima della scadenza di fine giugno. L’offerta, nelle parole del mio manager, era “meglio di quanto immagini”, e non solo questo, ma dal momento che lui era stato coinvolto nel tentativo di procurarmi il lavoro “gli dovevo una birra, anzi un bourbon”. Segnatevi queste parole!
Qui ci sarebbe da aprire una parentesi grande come l’Australia, ma cercheremo di essere sintetici nel dire che all’ultimo giorno di giugno ancora non avevamo visto nulla più di una buona manciata di chiacchiere: niente contratti, niente numeri… niente! Ma -Udite Udite!- ciò nonostante, la mia beneamatissima compagnia ha benpensato di proibire al capo di un altro Team di offrire un lavoro a Fabrizio perché appunto c’era nell’aria quest’altra fantastica opportunità in India! Fantastico no? No, non puoi avere un lavoro oggi perché forse c’è qualcosa che ti potrà interessare tra un paio di settimane! Adorabili!!!
Dinasty-Beautiful non finisce qui: viene spostata la data el licenziamento da fine giugno a fine luglio per avere il tempo di  farci valutare l’offerta che -ripetiamolo- non c’è!!! Al che un pochino, ma proprio velatamente, in maniera impercettibile, è partita l’incazzatura.
Cominciamo a spingere ogni giorno per avere i dettagli e dopo una attesa di quasi  altre 2 settimane, finalmente otteniamo una mail con una offerta che nella sua più intima essenza era semplicemente una presa in giro. Il solo fatto di metterci su un aereo e sbarcare in India, spedire le cose, e considerare le perdite coinvolte, sarebbe costato un anno di lavoro!
MA HAI UN’IDEA DI DOVE TE LO METTO IL BOTTIGLIONE DA 5L DI BOURBON BRUTTO  £$%&@# ???????
Scusate lo sfogo!
Detto questo, abbiamo finito con una naturale rinuncia al lavoro al 13 di luglio, nella speranza di poter usare il tempo rimanente fino alla fine di luglio per ri-sottoporre la candidatura per il lavoro “vero” nel team di Sydney di cui parlavamo poco sopra… ma ci dicono che dal momento che la ragione per cui il contratto è stato esteso a fine luglio è il lavoro in india, e pertanto ora che lo abbiamo rifiutato, non c’è più ragione di attendere le altre 2 settimane fino alla fine di luglio: i tempi tecnici per la preparazione delle carte sono di 4 giorni, e a meno di riuscire ad ottenere entro quei tempi una offerta formale con tanto di contratto, numeri, ecc… beh, anche se il capo di quel team fosse interessato a darmi il lavoro, non se ne potrà più fare nulla.
Naturalmente sapevano perfettamente che 4 giorni erano un tempo impossibile, e pertanto, ora siamo qui, con un bottiglione di bourbon pronto per ogni eventualità!
Ciliegina sulla torta, per un cavillo contrattuale, le 2 settimane di estensione dal 1 al 17 luglio, non sono state pagate, e pare che la legge australiana lo permetta…!
Insomma: per ben oltre un mese, abbiamo avuto un piede in India ed uno in Australia, e nel fare i nostri compitini per cercare di scoprire quante cose aveva da offrirci il subcontinente che ha dato i natali al kam… a Ghandi, abbiamo finito con lo scoprire cose meravigliose di ogni sorta, e ovviamente vi tocca sorbirne quantomeno una sintesi!!
Partiamo dunque dal blasonatissimo Tajì Mahal (l’accento è lì nel caso anche voi non abbiate idea di come si pronunci)…
 

Immagine Taj Mahal
 …al meno noto Tempio di Akshardham …

Immagine del Tempio di Akshardham
 … al coloratissimo Tempio di Meenakshi…

Immagine del Tempio di Meenakshi
…fino alle numerose statue di divinità Hindu…
Statua di Shiva
…per non contare quanto Yoga si potesse imparare, e quanti Murgh makhani e Masala Dosai ci sarebbe toccato ingurgitare!!!
C’è un po’ di amaro insomma, come tutte le volte che ci chiudiamo alle spalle una porta  e sappiamo che sarà arduo riaprirla, però complessivamente siamo contenti di non dover ricominciare di nuovo tutto daccapo in un altro posto, di non dover fare scelte di vita difficili, e più in generale di non dover mettere in stand-by le nostre vicissitudini australi, che -speriamo- si potranno portare a termine al più presto per poi poter proseguire il nostro dharma altrove!
Un bacione!!!
F.D

First drop…

Ciao a tutti!!!

Saremo brevissimi, abbiamo scoperto una cosa meravigliosa, e dobbiamo condividerla!

Una cantina australiana che si chiama First Drop …”prima goccia”, per coloro che non masticano molto inglese.

Questa cantina fa un vino …unico, siamo certi… guardate bene l’etichetta… lo danno come una versione australiana del montepulciano, e pertanto hanno deciso di chiamarlo…

Minchia Montepulciano

Ebbene sì, avete letto bene, quella parolina in rosso! Tutti i dettagli di questa particolarissima bottiglia first drop a questo indirizzo…

http://www.firstdropwines.com/minchia.php

Ciaoooo!!!

F.D

Non c’è molto altro che si possa aggiungere, la verità è che mi sarei voluta accampare in dieci posti diversi, con macchine fotografiche e obiettivi diversi, per fare fotografie spettacolari come alcune che potete trovare su flickr. Il dono dell’ubiquità è ancora lontano dalle mie possibilità, però ho fatto del mio meglio. E sono stata trascinata via dopo ore di attesa, scatti tutti uguali con minime variazioni… come quando fotografi Notre Dame a Parigi, che ti sembra sempre che ci sia una foto in più da poter fare, da dover scattare, una sfaccettatura di un gargoyles che ancora ti manca.
Vedere questo teatro solitamente bianco e sobrio colorarsi completamente di luci e forme strane, è stata davvero una bella emozione e un po’ spiace che per chissà quanto tempo non sarà più così.

La sensazione è che per la prima volta in quattro anni, abbiamo assistito a quella che si potrebbe definire una sferzata di novità, una sveglia per questa città che è tanto bella, ma che per troppo tempo è rimasta seduta sul “ma noi abbiamo organizzato le olimpiadi più belle del secolo”. Non hanno mai precisato che fossero quelle del secolo appena finito o di quello che stava per cominciare. Sta di fatto che per due settimane sembrava di essere in qualche laboratorio artistico, con un nonsoché di bi/triennale, e in giro persone affamate di novità, cultura, stravaganze e colori. Bello, proprio bello.

Ora arriva l’inverno e magari per un po’ non rimetteremo fuori il naso la sera molto spesso… però state tonnati, abbiamo sempre qualche cosa da condividere con voi!

Un abbraccio,

Deb & Fabri